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Così dalle lattine si ricava una bicicletta

  • Domenica 06 Dicembre 2009 00:00

MILANO - Con 13 barattoli (vuoti) di pelati si ottiene una padella, 7 scato­lette di tonno piccole possono diventare un vassoio, 800 lattine di Co­ca Cola o di birra si trasformano in una bicicletta, 130 ne servono per un monopattino, 37 per una moka da 3 tazze. La carta, poi, è una grande eco-alleata, grazie alla raccolta diffe­renziata di carta e cartone si risparmia­no ogni anno in Italia emissioni noci­ve equivalenti al blocco totale di tutto il traffico per una settimana. Lo smalti­mento di carta e cartone dal 1998 al 2008 equivale alla portata di 170 disca­riche di medie dimensioni che non so­no mai state riempite. Anche il legno (da una cassetta un attaccapanni), il vetro (una bottiglia da una bottiglia) e naturalmente la plastica (27 bottiglie per una felpa di pile) fanno la loro bel­la figura ambientalista. Raccolta differenziata e riciclo van­no a braccetto. Una ricerca del Conai (Consorzio nazionale imballaggi) ha sondato la sensibilità dei cittadini su questi temi e ha scoperto, con 2.500 interviste tra uomini e donne tra i 15 e i 74 anni di tutte le regioni italiane, che il 95,6 per cento considera tutela ambientale e riduzione dell’inquina­mento valori condivisi mentre cre­sce la pratica della raccolta differen­ziata, considerata uno dei mezzi per fare qualcosa di concreto: più 6,5 per cento nel 2009 rispetto al 2008 (dall’86,5 al 93 per cento) e più 17,4 per cento rispetto al 2003 (dal 75,6 al 93 per cento).

I NUMERI - Ma quanti italiani fanno bene la rac­colta differenziata? «Il cittadino fa be­ne se è ben guidato», dice il presiden­te del Conai, Piero Perron. «Una buo­na raccolta differenziata si fa quando c’è un’amministrazione pubblica effi­ciente che sa comunicare ai cittadini come fare. Quando questo accade, la risposta della gente è sempre positiva. Al Sud, che ha forti ritardi rispetto alle regioni settentrionali, lì dove il Comu­ne ha organizzato il porta a porta co­me a Salerno, nel giro di due anni la raccolta differenziata è cresciuta del 75 per cento». Al Conai aderiscono tutte le aziende (sono un milione e mezzo) che hanno a che fare con gli imballaggi. Tutte in­teressate al processo raccolta differen­ziata- riciclo. Il consorzio si finanzia con una percentuale che le aziende versano direttamente e che aggiungo­no al prezzo finale del loro prodotto, quindi è il cittadino a pagare. Lo scorso anno sono stati immessi al consumo più di 12 milioni di tonnel­late di imballaggi. «In totale il Consor­zio raccoglie 350 milioni di euro all’an­no — spiega Perron — ai quali si ag­giungono 50 milioni che derivano dal valore dei materiali destinati al riciclo. Questi soldi per i due terzi vanno ai Comuni, i quali vengono retribuiti dal Conai in relazione ai materiali che il Comune raccoglie».

I SOLDI - In questo momen­to quei due terzi vanno per buona par­te al Nord, perché lì la raccolta diffe­renziata è salita al 45 per cento mentre al Sud siamo a un terzo di quel valore, «anche se in alcune realtà, a causa del­­l’effetto Napoli, si stanno facendo pas­si da gigante», sottolinea Perron. È qui, tuttavia, che entra in ballo un aspetto di primaria importanza. L’al­tro terzo dei soldi del Conai viene im­piegato per le operazioni di selezione e di invio al riciclo. Non fatevi incanta­re, però, dai numeri, sempre in cresci­ta, della raccolta differenziata.

GLI OBIETTIVI - Se pure si arrivasse in tutta Italia all’obiettivo previsto dalla legge, che è del 65 per cento entro il 2012, il problema dei ri­fiuti urbani non sarebbe così risolto. Perché non basta raccogliere tanto, bi­sogna anche raccogliere bene. «Noi pa­ghiamo molto alcuni Comuni e niente altri — continua Perron —. Se nella raccolta c’è oltre il 20 per cento di ma­terie spurie, se i rifiuti non sono stati separati bene, noi possia­mo non ritirarla e allora il Comune, che pure ha speso soldi per racco­gliere, non avrà un eu­ro e tutto andrà alla discarica o al termova­lorizzatore. Anche una parte di quello che ritiriamo, cioè quanto non è stato se­parato bene, oggi fini­sce in discarica. A Mila­no meno del 20 per cen­to dei rifiuti urbani van­no in discarica, in Sicilia fi­no a due anni fa ci andava il 90 per cento». «Molto dipende da come le amministrazioni organizzano la raccolta — dice Umberto Arena, pro­fessore di ingegneria chimica alla fa­coltà di Scienze Ambientali a Caserta —. Io non credo che i milanesi siano più bravi dei napoletani o dei palermi­tani. A Caserta, per esempio, siamo passati da un misero 5 per cento al 55 per cento in pochi mesi.

LA QUALITÀ - Non basta poi raccogliere molto, biso­gna anche (e soprattut­to) raccogliere bene. Co­me faccio a sapere quanta plastica verrà effettivamente riuti­lizzata in quel sacchet­to da un chilo che ho messo nel cassonetto della plastica? Conta solo il materiale effet­tivamente riciclato, cioè inviato a recupero di materia o di energia. È il riciclo infatti, e non la raccolta differenziata, che fa bene all’ambiente. Ma anche il riciclo non è la so­luzione a tutto perché nessun materiale organico è riciclabile in­finite volte e perché ogni operazione di riciclo richiede energia e materie prime e produce emissioni e rifiuti. Pur in presenza di una raccolta diffe­renziata perfetta e portata al suo valo­re massimo, ci vogliono sia le discari­che sia i termovalorizzatori».

http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/speciali/2009/summit-copenaghen/notizie/lattine_biciclette_3bd9ae72-e243-11de-be1f-00144f02aabc.shtml

 

 

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